mercoledì 29 luglio 2009

Il coraggio di essere donna: Lubna Ahmad Hussein

Rischia la condanna a 40 frustate perchè è stata colta in flagranza di reato: indossava i pantaloni in un ristorante. Per di più era in compagnia delle sue complici, e quindi si configurerebbe addirittura un concorso di persone nel reato, almeno se applicassimo i canoni del diritto penale italiano !
Tuttavia Lubna Ahmad Hussein, per difendere il suo diritto ad essere donna e libera, non solo rinuncia all'immunità che le spetterebbe quale funzionaria dell'ONU e si sottopone al processo, ma ha addirittura chiesto ai colleghi giornalisti di essere presente quando sarà fustigata affinchè il mondo sappia quello che accade.
Questa notizia mi ha fatto riflettere sul fatto che in Italia, anche se in forme totalmente diverse, le donne non sono ancora libere di esprimere totalmente se stesse. Eppure molte di loro, invece di accettare la sfida e combattere per i diritti ancora negati, preferiscono usare delle scorciatoie. Se ci riescono, per loro sicuramente non ci sarà più il "soffitto di cristallo", ma avranno conquistato questo privilegio in spregio di quello stesso diritto che pretendono di rappresentare, e avranno continuato ad umiliare l'intero universo femminile occidentale, che per causa loro continua a scontare retaggi culturali atavici.


19 commenti:

  1. Non sono convinto che in Italia le donne non possano esprimersi liberamente, caso mai, si dovrebbe fare una distinzione tra quelle che dicono quanto vogliono, senza mire politiche, e quelle che invece si imbavagliano pur di ottenerle. ;) per il resto non mi piacciono le martiri, io per i popoli che ancora usano la fustigazione, non ho il minimo rispetto.

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  2. medita partenze29 luglio 2009 22:42

    c'era stato anche un libro di una ragazza siciliana ("volevo i pantaloni") che narrava storie di discriminazione simile anche se non finita in frustate (almeno non in pubblico).
    It's long the way...

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  3. ...azzz Gians, ci sei andato giù duro!!!!!
    Comunque nell'usare il termine "esprimersi" non mi riferivo al parlare, ma alla possibilità di realizzarsi come esseri umani senza dover subire discriminazioni basate sul sesso. E non solo in ambito lavorativo, ma anche familiare e relazionale.
    Quanto ai martiri, sono connaturati agli oppressori. In un mondo di persone libere non avrebbero più ragione di esistere.

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  4. MP, in effetti quando ho letto questa notizia ho pensato a quante, invece, i pantaloni preferiscono calarseli. Da questo deriva la mia amarezza.
    Che dire, se non "sursum corda"!

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  5. Eppure, l'esprimersi resta l'essenza di ogni convivenza, infatti dici bene, le oppressioni oramai nascono negli ambienti familiari più che lavorativi, in questo caso pare essere la vergogna a impedire il passo successivo, e cioè la denuncia del fatto stesso. Ora mi sono stufato, non posso rimanere serio troppo a lungo. ;)

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  6. Allora mio caro tutor ti auguro la buona notte, e auguriamoci che domani ci siano buoni motivi (a ciascuno il suo) per svegliarci allegri ;)))

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  7. Gians e Medita non hanno tutti i torti.
    I problemi, da noi, iniziano in famiglia. Vero è che le donne non hanno ancora le stesse opportunità degli uomini, ma pian piano si va avanti, anche perchè, per fortuna, ci sono donne e donne.
    Al posto della Hussein muoverei questo mondo e l'altro per evitare un'ingiustizia ed un'umiliazione.

    ps. In effetti come si fa ad avere rispetto per chi applica leggi così folli e disumane?

    Un bacio.

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  8. Non immagino che risveglio, due costole rotte e una notte insonne possono bastare. :))

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  9. allora, forse, le frustate ci vorrebbero per quelle che i pantaloni se li calano???
    occorre medita-re!
    un abbraccio caro.

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  10. Continuo a scrivere e a cancellare. Sono argomenti che mi stanno molto a cuore, ma non riesco a infilare tutto quello che sento in poche righe. Per parlare di casa nostra, il percorso come tu dici non è affatto compiuto. Quando si rompono gli schemi non è facile ricostruirsi punti di riferimento adeguati. E così si va un po' avanti o un po' indietro o anche di lato, si percorrono strade a senso unico o si fanno scelte incoerenti. Comunque si mette sempre in gioco la propria vita. Anche senza prendere 40 frustate nella schiena. Credo ci vorrà qualche altra generazione per schiarirsi meglio le idee. E siccome alla base di tutto sta l'educazione familiare, speriamo di essere buone madri o zie o insegnanti, per consegnare alle giovani leve gli strumenti per ragionare con la propria testa che fino ad ora abbiamo trovato e lo spazio necessario per inventrarne di nuovi e crescere.
    Non so se si è capito qualcosa, ma tra un po' io mi metto a piangere :)
    Baci tesoro

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  11. io un pò di frustate alle ragazzine italiane le darei volentieri.
    per il resto condivido quello che ha detto la variante seria di gians e medita (quel libro l'ho adorato).

    ciao efestina

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  12. Enne, ho il sospetto - ma spero veramente di sbagliarmi -che le giovani donne si siano arrese e trovino più semplice regredire nei vecchi, rassicuranti schemi. Probabilmente stanno loro stretti, ma è più facile rinunciare a lottare che andare avanti senza punti di riferimento.

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  13. Gians, che ti è successo????
    Non sarai mica andato con gli incursori a liberare fanciulle in pericolo????

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  14. Esco cara, la meditazione si impone, anche se purtroppo a meditare siamo in poche, e soprattutto latitano quelle che hanno i pantaloni troppo .... larghi!!!!

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  15. Capa, tesoro, ho capito perfettamente quello che volevi dire, almeno spero....;)
    E ti rimando a quello che ho risposto ad Enne. Ho paura che le ragazze stiano regredendo a 40 anni fa. Ho il sospetto che siamo solo noi, tutte più o meno di una certa età (tra i 30 e i 50 - e mi tengo larga) a continuare a lottare, mentre le giovani stiano regredendo. In fondo noi siamo delle disadattate, loro invece seguono percorsi consolidati.

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  16. Cuncetta cara, quel libro non l'ho letto, ma sono d'accordo con MP, la stada è ancora lunga, ammesso che ci siano ancora ragazze che abbiano voglia di percorrerla.

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  17. L'avrei di certo preferito. ;)

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  18. Chi non ha mai subito discriminazioni o umiliazioni di tale portata, non può comprendere fino in fondo cosa vuol dire, ciò che sta subendo lubna Ahmed al-Hussein, e tante altre donne, insieme a lei! Chi sono quei soggetti che vogliono mettere in ginocchio lubna Ahmed al-Hussein? Se guardiamo bene, anche nel casertano (e non solo) vige, purtroppo, ancora una cultura dell'oppressione più sfacciata nei confronti dei più deboli e bisognosi. Ma se noi donne abbiamo sopportato anni, secoli e millenni di violenza e oppressione, allora nella capacità di sopportare c’è anche la capacità di vincere. Sosteniamo tutte/i insieme la battaglia di lubna ahmed al-Hussein, oggi i mezzi li abbiamo a disposizione per intervenire e far cambiare le cose nelle nostre e nelle loro terre; non si può più tollerare tale comportamento illecito e sfacciato da parte delle autorità. Le donne sono essenziali e fondamentali in qualsiasi società e devono essere trattate alla pari
    affinché i regime totalitari non abbiano mai più il sopravvento nei confronti di nessuno.

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